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26/01/2026

Come gestire contatti, email e automazioni quando si usano tante piattaforme?

Quale problema può emergere quando l'azienda cresce nel digitale?

All’inizio la gestione della comunicazione digitale è semplice. Un form sul sito, una piattaforma per inviare newsletter, magari uno strumento per le email automatiche. Funziona perché i volumi sono contenuti e i processi ancora lineari. Il problema emerge quando l’azienda cresce: aumentano i contatti, si moltiplicano i punti di ingresso, le comunicazioni diventano più frequenti e più articolate.

È in questa fase che molte realtà iniziano ad aggiungere strumenti uno dopo l’altro per rispondere a nuove esigenze: una piattaforma per le campagne, una per le email transazionali, una per segmentare i contatti, un’altra per automatizzare alcune attività. Ogni scelta ha senso nel singolo momento, ma nel tempo costruisce un ecosistema frammentato, difficile da gestire.

La complessità non nasce quindi dalla digitalizzazione in sé, ma dalla mancanza di una struttura centrale che tenga insieme dati, comunicazioni e logiche operative. Il risultato è un sistema che funziona, ma solo fino a un certo punto: richiede più tempo, più attenzione e più interventi manuali per ottenere gli stessi risultati.

Ed è proprio da qui che nasce il vero problema da risolvere.

 

Il problema: contatti, email e automazioni distribuiti su più piattaforme

Quando contatti, email e automazioni vivono su piattaforme diverse, il problema non è solo organizzativo: è operativo. I dati non sono mai davvero allineati, le informazioni si duplicano o si perdono e ogni azione richiede più passaggi del necessario. Anche attività apparentemente semplici, come aggiornare una lista o modificare un’automazione, diventano lente e soggette a errori.

In questi casi, i contatti entrano da più punti — sito web, form, campagne, CRM, eventi — ma finiscono in sistemi separati che non dialogano tra loro. Le email vengono gestite su uno strumento, le automazioni su un altro, le informazioni di contatto su un terzo. Il risultato è una visione parziale del cliente, frammentata, che rende difficile costruire comunicazioni coerenti e personalizzate.

Con il tempo, questa frammentazione si riflette anche sul lavoro del team. Ogni modifica richiede verifiche incrociate, ogni nuova automazione va “adattata” a sistemi già esistenti, ogni campagna diventa un compromesso tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che gli strumenti permettono. Non è una questione di mancanza di funzionalità, ma di assenza di un punto unico di controllo.

 

Perché succede?

Spesso ci si ritrova in questa situazione non tanto per "cattive scelte", ma per scelte fatte in momenti diversi, con esigenze diverse. La maggior parte delle aziende cresce digitalmente “a strati”: aggiunge strumenti per risolvere problemi specifici, magari senza ripensare l’insieme. Ogni piattaforma risponde a un bisogno reale, ma raramente viene inserita all’interno di una visione complessiva.

Nel tempo, questo approccio porta a costruire un ecosistema in cui ogni strumento funziona bene da solo, ma fatica a dialogare con gli altri. Le integrazioni diventano patch, le automazioni si appoggiano a dati parziali e la gestione quotidiana richiede sempre più interventi manuali. A quel punto, il problema non è più la singola piattaforma, ma l’assenza di una regia che governi il flusso delle informazioni.

La mancanza di una struttura centrale fa sì che le decisioni operative vengano prese “localmente”: una modifica qui, un’automazione là, un nuovo flusso aggiunto per tamponare un’esigenza urgente. Il sistema continua a funzionare, ma perde coerenza. E più cresce il volume di contatti e comunicazioni, più questa fragilità diventa evidente. È qui che emerge il bisogno di passare da una somma di strumenti a un sistema progettato.

 

Le conseguenze operative (che spesso non si vedono subito)

La frammentazione delle piattaforme raramente crea problemi immediati. All’inizio tutto continua a funzionare, ma in modo sempre più faticoso. Le prime conseguenze emergono nel lavoro quotidiano: attività ripetitive, controlli manuali, passaggi ridondanti che rallentano l’operatività senza essere percepiti come veri e propri errori.

Con il tempo, però, questa complessità inizia a incidere anche sulla qualità delle comunicazioni. I messaggi diventano meno coerenti, le automazioni meno affidabili, le segmentazioni più approssimative. Non perché manchi l’intenzione di fare meglio, ma perché il sistema non lo rende semplice. Ogni variazione richiede tempo, test e verifiche incrociate, scoraggiando l’evoluzione delle strategie.

Un altro effetto collaterale è la perdita di controllo sui dati. Quando le informazioni sono distribuite su più strumenti, è difficile avere una visione chiara e aggiornata dello stato dei contatti. Questo rende complesso misurare l’efficacia delle attività e prendere decisioni basate su dati solidi.

 

La soluzione non è “meno strumenti”, ma una piattaforma centrale

Di fronte a questa complessità, la reazione più comune è pensare che il problema sia l’eccesso di strumenti. In realtà, eliminare piattaforme non è quasi mai la soluzione. Ogni strumento è stato introdotto per rispondere a un’esigenza reale e, nella maggior parte dei casi, continua a svolgere bene il suo compito. Il vero nodo non è quanti strumenti vengono utilizzati, ma come vengono messi in relazione tra loro.

La soluzione passa quindi da un cambio di approccio: smettere di ragionare per singole piattaforme e iniziare a costruire un punto centrale che governi contatti, comunicazioni e automazioni. Una piattaforma che non sostituisce necessariamente tutto il resto, ma che diventa il riferimento unico per orchestrare i flussi, mantenere i dati allineati e dare coerenza alle attività.

In questo modello, gli strumenti smettono di essere isole indipendenti e iniziano a lavorare come parti di un sistema. Le automazioni diventano più solide perché si basano su dati unificati, le comunicazioni più coerenti perché seguono logiche condivise, il lavoro quotidiano più semplice perché esiste un punto chiaro da cui partire. È questo passaggio che permette di recuperare controllo senza rinunciare alla flessibilità.

Come gestire contatti, email e automazioni quando si usano tante piattaforme?

Brevo: la piattaforma che porta ordine, automazione e controllo

È a questo punto che entra in gioco Brevo. Probabilemente molti la conosceranno come semplice strumento di email marketing, ma non è solo questo. È una piattaforma "centrale", capace di tenere insieme contatti, comunicazioni e automazioni in modo strutturato.

Brevo permette di lavorare su un database unico, dove i contatti non sono solo indirizzi email, ma profili arricchiti da informazioni, comportamenti e interazioni. Questo consente di costruire comunicazioni più coerenti e automazioni più affidabili, perché tutte le azioni partono dalla stessa base dati. Email, flussi automatici e messaggi transazionali non vivono più su livelli separati, ma all’interno di un unico ecosistema.

Un altro aspetto chiave è la flessibilità. Brevo non impone un modello rigido, ma si adatta a contesti diversi, integrandosi con siti web, CMS, CRM e altri strumenti già in uso. In questo modo non obbliga a “rifare tutto da capo”, ma facilita il passaggio da una gestione frammentata a una più ordinata e governabile. È proprio questa capacità di semplificare senza limitare che rende Brevo una risposta concreta al problema della dispersione delle piattaforme.

 

Il ruolo della strategia: perché la piattaforma da sola non basta

Adottare una piattaforma come hub centrale è un passaggio decisivo, ma non è sufficiente da solo. Senza una strategia chiara, anche lo strumento più solido rischia di replicare la complessità che si voleva risolvere. 

Qui entra in gioco il metodo. Definire quali dati servono davvero, come devono essere raccolti, quando attivare le automazioni e con quale logica. Significa stabilire priorità, evitare sovrapposizioni, costruire flussi che abbiano senso nel tempo e non solo nel breve periodo. Una piattaforma come Brevo abilita tutto questo, ma è la strategia a darle direzione.

In Overbi lavoriamo proprio su questo livello: traduciamo gli obiettivi di business in architetture di comunicazione sostenibili. Non aggiungiamo automazioni “perché si può”, ma progettiamo percorsi che semplificano il lavoro quotidiano e rendono scalabile la relazione con il cliente. Quando piattaforma e strategia procedono insieme, la tecnologia smette di essere un vincolo e diventa uno strumento di chiarezza.

 

Quando ha senso adottare una piattaforma come Brevo

Una piattaforma come Brevo diventa realmente efficace quando la gestione della comunicazione inizia a mostrare segnali di complessità: contatti che arrivano da più canali, comunicazioni sempre più frequenti, automazioni difficili da mantenere e un team che fatica a tenere tutto sotto controllo. In questi casi, continuare ad aggiungere strumenti rischia solo di aumentare la frammentazione.

Ha senso adottare una soluzione centrale quando l’obiettivo non è “fare di più”, ma lavorare meglio: avere una visione unica dei contatti, semplificare i flussi, ridurre le attività manuali e rendere le comunicazioni più coerenti nel tempo. È una scelta che riguarda l’organizzazione prima ancora che la tecnologia, e che richiede consapevolezza del proprio livello di maturità digitale.

Quando questo passaggio viene affrontato con metodo, la piattaforma diventa un abilitatore reale. Non perché risolve tutto da sola, ma perché rende possibile costruire un sistema ordinato, scalabile e gestibile. È qui che il problema iniziale — contatti, email e automazioni sparsi su più piattaforme — smette di essere un freno e diventa un’opportunità per ripensare la relazione con il cliente in modo più efficace e sostenibile.

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