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23/03/2026

Q&A con Emanuele Notaro: come la digitalizzazione ha cambiato il settore della logistica

La logistica nel settore dell'ottica

La logistica è un mondo che fa parte della quotidianità di tutti, ma che spesso resta in secondo piano. Ce ne accorgiamo davvero solo quando qualcosa non funziona. Eppure, dietro ogni spedizione, ogni consegna e ogni flusso di prodotto, esiste un sistema complesso fatto di processi, tecnologie e persone.

Per approfondire questo tema abbiamo coinvolto Emanuele Notaro, responsabile commerciale e direttore dello sviluppo business di IPS – Italian Partners Servizi, azienda italiana specializzata nella logistica distributiva per il settore dell’ottica.

IPS opera da oltre 30 anni in un ambito altamente specifico, gestendo i flussi logistici di alcuni tra i principali produttori di occhiali e lenti a contatto. Il percorso di Emanuele riflette bene questa evoluzione. Entrato nel settore nel 1994, ha iniziato come fattorino, costruendo nel tempo una conoscenza diretta e completa del lavoro: un’esperienza che lo ha portato oggi a ricoprire un ruolo strategico nello sviluppo commerciale e nella crescita dell’azienda.

 

La realtà di IPS - Italian Partners Servizi

Perché il mercato dell’ottica è così complesso dal punto di vista logistico e cosa ha spinto IPS a verticalizzarsi così tanto?

«Il mercato dell’ottica ha sempre avuto caratteristiche particolari. All’inizio, per certi aspetti, veniva equiparato al settore della farmacia, proprio perché parliamo di dispositivi medicali e quindi di un ambito in cui l’attenzione verso il cliente è sempre stata molto alta.

Fino a una decina di anni fa, il processo era molto più articolato rispetto a oggi. In alcuni casi si parlava addirittura di un doppio passaggio: il cliente andava nel negozio di ottica, faceva la visita, venivano prese le misure e poi le lenti venivano inviate ai laboratori per essere lavorate e montate. Questo significava gestire un flusso continuo di andata e ritorno tra negozio e laboratorio.

Oggi, grazie all’evoluzione tecnologica, molte di queste fasi sono state semplificate. L’ottico può rilevare direttamente i parametri e inviarli all’azienda, che realizza la lente già su misura e pronta per l’utilizzo. Ma proprio questa trasformazione nasce da una complessità iniziale molto forte, che ha richiesto soluzioni specifiche.

Anche la distribuzione ha seguito logiche particolari. In passato, ad esempio, molti negozi erano chiusi il lunedì, quindi le consegne si concentravano dal martedì al sabato. Questo tipo di esigenza non era coperto dai corrieri tradizionali, che non prevedevano servizi così strutturati in quei giorni.

È proprio da qui che nasce IPS: dall’esigenza di costruire un servizio su misura per il settore dell’ottica. Abbiamo colto l'opportunità e abbiamo creato una soluzione pensata fin dall’inizio sulle reali necessità degli ottici e dei produttori.»

 

Quali sono le sfide più delicate nella movimentazione e nella gestione di prodotti fragili come gli occhiali?

«Sicuramente uno degli aspetti più delicati è proprio quello che hai citato: la movimentazione. Parliamo di prodotti che, per quanto siano imballati bene, richiedono comunque attenzione. Per chi vende occhiali è fondamentale che il prodotto arrivi integro, senza danni.

Capita spesso che chi lavora con i corrieri classici si trovi in difficoltà proprio su questo punto. Ci sono stati casi in cui, all’interno dei sistemi di smistamento — i cosiddetti sorter — subito dopo un pacco di occhiali veniva gestito un pacco completamente diverso, magari molto più pesante, che finiva per schiacciarlo.

Per evitare questo tipo di problemi, nel tempo abbiamo sviluppato soluzioni specifiche anche a livello tecnologico. Non solo nella distribuzione, ma proprio nei macchinari. Ad esempio, il nostro sorter è stato progettato per accompagnare il prodotto lungo il percorso, con uno scivolo che evita urti e pressioni, così da ridurre al minimo il rischio di danneggiamento. Considerando che oggi gestiamo circa 15 milioni di spedizioni all’anno, era necessario costruire strumenti in linea con questi volumi, ma senza perdere il controllo sulla qualità.

Per i materiali più delicati o voluminosi, invece, continuiamo a preferire una gestione manuale. Proprio perché, in alcuni casi, l’attenzione umana resta la soluzione migliore per evitare problemi.»

 

Strumenti, dati e gestione della complessità

Oggi è diventato facilissimo per tutti spedire un pacco, però effettivamente non ci rendiamo conto delle particolarità che ci stanno dietro. Quali strumenti vi aiutano a gestire la complessità della logistica?

«È vero, oggi spedire un pacco è diventato molto semplice. Ma proprio per questo si tende a sottovalutare tutto quello che c’è dietro.

Noi non siamo partiti da grandi numeri. Oggi gestiamo circa 15 milioni di spedizioni all’anno, ma all’inizio erano poche centinaia. Quello che ci ha sempre contraddistinto è stata la velocità: oggi riusciamo a consegnare in 24 ore in tutta Italia, anche in Sardegna, con un servizio dedicato.

Per mantenere questo livello, però, la velocità operativa da sola non basta. Deve essere accompagnata da una velocità di informazione. I dati devono viaggiare allo stesso ritmo delle spedizioni. Per questo, nel tempo abbiamo lavorato molto anche sull’aspetto tecnologico, non solo lato macchinari ma soprattutto lato software. Abbiamo sviluppato strumenti interni e un portale online su misura, pensato per interfacciarsi sia con i nostri clienti sia con tutta la filiera.

Il nostro è un sistema a tre livelli: il produttore, noi come trasportatori e il negozio di ottica. E il flusso non è mai lineare, ma bidirezionale: va in andata e in ritorno. Avere strumenti costruiti su queste logiche ci permette di gestire questa complessità in modo più fluido, senza disperdere informazioni e senza rallentare i processi.»

 

Perché avete scelto di sviluppare un software proprietario invece di utilizzare soluzioni standard?

«È stata una scelta abbastanza naturale, legata alla nostra storia. Come dicevo prima, il nostro è un mercato di nicchia, costruito su esigenze molto specifiche. Proprio per questo ci è venuto spontaneo non affidarci a soluzioni standard, ma sviluppare qualcosa di nostro, insieme ai nostri partner, che rispondesse davvero al nostro modo di lavorare.

Con il vostro supporto abbiamo creato un portale che oggi rappresenta uno dei nostri punti di forza. Perché se è vero che spedire un pacco è diventato semplice, la gestione delle informazioni non lo è altrettanto.

Normalmente, quando devi verificare una spedizione, ti ritrovi a passare da un sito all’altro: un link per il corriere, uno per il fornitore, uno per il cliente. Tutto è distribuito, frammentato, e questo porta via tempo.

Noi siamo partiti da una domanda molto semplice: "perché non centralizzare tutto?"

L’idea è stata quella di creare uno strumento che permettesse al negozio di ottica, ma in generale ai nostri clienti, di avere una visione unica. In un’unica schermata possono vedere tutto: quello che arriva dal nostro circuito e quello che viene restituito ai produttori.

Questo ha cambiato molto il modo di lavorare e ormai è diventato un po’ il mio cavallo di battaglia.

Come dicevamo prima, ad oggi spedire un pacco da A a B lo sanno fare un po’ tutti. Il punto non è più quello. Il punto è tutto quello che c’è intorno. Negli anni, e soprattutto dopo il periodo Covid, le abitudini sono cambiate molto. Ci siamo abituati ad avere tutto subito, a voler vedere in tempo reale cosa succede. Questo ha alzato inevitabilmente anche il livello di aspettativa dei clienti, che oggi sono molto più esigenti rispetto a prima.

Per questo abbiamo costruito un sistema che va oltre la spedizione. Non è solo tracking: dietro c’è tutta una gestione delle informazioni. Parliamo di prova di consegna, gestione dei resi, possibilità di verificare cosa c’è all’interno delle spedizioni, integrazione con i sistemi dei clienti.

Tutte cose che magari possono sembrare scontate, ma che in realtà fanno la differenza nel lavoro quotidiano. Questo approccio ci ha permesso di aumentare il valore di quello che offriamo. E allo stesso tempo ha creato anche una sorta di barriera rispetto ai competitor: per entrare in un nostro cliente oggi non basta più saper movimentare un pacco, serve avere anche il sistema e le competenze per gestire tutto il resto.»

Q&A con Emanuele Notaro: come la digitalizzazione ha cambiato il settore della logistica

Quando il sistema che usi fa la differenza

Come gestite aspetti complessi come resi e lamentele all’interno del vostro sistema?

«Qui tocchi proprio un tasto dolente. Come dicevamo prima, il fatto di dare più visibilità ha già ridotto una parte delle chiamate, ma il tema dei resi è sempre stato uno dei più complessi da gestire.

Il nostro mercato, infatti, è suddiviso in tre aree principali: le lenti a contatto, le montature e le lenti oftalmiche, cioè quelle che vengono montate sugli occhiali. Ed è proprio su queste ultime che, storicamente, si concentrava una delle criticità maggiori.

In passato funzionava tutto in modo molto semplice… forse anche troppo. Quando c’era una riparazione o un montaggio da fare, l’ottico consegnava una busta al fattorino, magari con scritto a mano il destinatario o il laboratorio. Il problema è che, con l’aumento dei volumi e della complessità operativa, questo sistema ha iniziato a mostrare tutti i suoi limiti.

Basta pensare che in alcune aree siamo passati da una decina di mezzi a oltre 40: più passaggi, più persone coinvolte, più possibilità di errore. E senza un sistema di tracciabilità, bastava poco per perdere il controllo di una spedizione.

Per questo, nello sviluppo del portale, abbiamo introdotto una procedura specifica per i resi. L’ottico non deve più compilare nulla manualmente: attraverso un’interfaccia molto semplice può generare automaticamente la spedizione. Inserisce il numero dei colli, e il sistema crea in automatico la lettera di vettura con barcode, già collegata al mittente e al destinatario. Questo processo può essere fatto poco prima del passaggio del fattorino, senza perdere tempo e senza dover utilizzare software esterni.

In questo modo abbiamo semplificato molto l’operatività e, soprattutto, introdotto un livello di tracciabilità che prima non esisteva. Oggi l’ottico può sapere esattamente dove si trova il prodotto e quando arriverà a destinazione. E non è un dettaglio: fino a qualche anno fa capitava che qualche occhiale si perdesse lungo il percorso, proprio perché non c’era un sistema strutturato per monitorare questi flussi.

Questa soluzione ha permesso di risolvere un problema reale del settore, e il riscontro è stato assolutamente positivo.»

 

Ci puoi raccontare un caso in cui il portale ha fatto davvero la differenza?

«Sì, senza fare nomi, posso dirti che abbiamo lavorato con un grande cliente del mondo retail che ci ha chiesto di personalizzare il nostro portale per gestire tutta la movimentazione logistica interna tra i loro negozi e i fornitori.

In pratica, quello che era nato come uno strumento pensato per le nostre esigenze è stato adattato — in modo molto mirato — per diventare uno strumento utile anche per la loro organizzazione interna.

Abbiamo quindi costruito una versione personalizzata del portale, che permettesse di gestire i flussi in entrata e in uscita tra i punti vendita e i fornitori, mantenendo la stessa logica di semplicità e controllo.

È stato un passaggio importante, perché ha dimostrato che non stavamo lavorando solo su un’esigenza operativa del momento, ma su qualcosa di più ampio. Abbiamo cercato di immaginare come potesse evolvere la gestione della logistica nel settore e di costruire uno strumento che fosse già pronto a supportare quella direzione.

Il fatto che un cliente abbia deciso di adottare il nostro sistema anche per la propria organizzazione interna è stato un segnale molto positivo. Significa che il valore non è solo nel servizio, ma nel modo in cui quel servizio viene strutturato.»

 

Digitalizzazione e visione: gli errori da evitare e le scelte che fanno crescere

Qual è l’errore più grande che un’azienda logistica può fare quando decide di digitalizzare i propri processi?

«Più che di processi commerciali, parlerei di processi interni e di come questi vengono condivisi con i clienti. Perché è lì che si gioca davvero la partita.

Uno degli errori più grandi è avere paura di aprirsi, di integrare i propri sistemi con quelli dei clienti. Spesso si pensa che il digitale debba sostituire qualcosa o creare distanza, mentre in realtà dovrebbe fare esattamente il contrario: avvicinare e rendere più semplice il lavoro di tutti.

Nel nostro caso, molte delle soluzioni che abbiamo sviluppato sono nate proprio dall’evoluzione dei nostri processi interni. Non ci siamo fermati a usarle solo per noi, ma abbiamo deciso di condividerle con i clienti, integrandoci sempre di più nelle loro attività. Oggi non siamo semplicemente il corriere a cui affidare un pacco. In molti casi siamo diventati un vero e proprio braccio operativo, soprattutto nell’ultimo miglio.

Nel tempo abbiamo anche ampliato il nostro raggio d’azione. Partendo dal mondo dell’ottica, siamo riusciti ad applicare lo stesso modello ad altri contesti, come il retail, dove abbiamo trovato esigenze molto simili. E quello che abbiamo visto è che, quando metti a disposizione strumenti e processi in modo aperto, i clienti non solo li apprezzano, ma li adottano davvero. In alcuni casi, grazie al sistema, riescono addirittura a monitorare e calcolare i tempi di lavorazione dei loro fornitori. 

Per questo, il consiglio che mi sento di dare è semplice: non avere paura di integrarsi e di mostrarsi ai propri clienti. È proprio lì che si crea il vero valore.»

 

C'è una cosa che magari non ti ho chiesto che ritieni fondamentale per chi oggi vuole fare innovazione nel settore della logistica e dei trasporti?

«Sicuramente l’introduzione e l’implementazione dei sistemi digitali è fondamentale. Oggi si parla molto di intelligenza artificiale — spesso si pensa subito a strumenti come ChatGPT — ma in realtà è qualcosa di molto più ampio, ed è già integrato in molti dei sistemi che utilizziamo ogni giorno.

Detto questo, al di là delle tecnologie, credo che il punto sia un altro: ripensare in modo funzionale i processi operativi. Perché, come dicevamo prima, oggi movimentare un pacco lo sanno fare tutti. La differenza sta in come organizzi tutto quello che c’è intorno.

Se guardiamo alla nostra esperienza, negli ultimi dieci anni abbiamo avuto una crescita importante, sia in termini di clienti che di volumi e fatturato. E questo è successo perché non abbiamo avuto paura di investire, ma soprattutto perché non abbiamo avuto paura di mettere in discussione quello che facevamo.

È questo il consiglio che mi sento di dare: mettere in discussione il proprio modo di lavorare, ogni giorno. Partendo però dal proprio centro, dal proprio DNA.

La diversificazione è importante, ma va fatta con attenzione. Quando un’azienda riesce a sviluppare davvero il proprio core, finisce per attirare in modo naturale i clienti che si riconoscono in quel modello. Ed è da lì che nasce l’evoluzione del business.»

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