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29/10/2026

Trasformazione digitale delle PMI: in Italia a che punto siamo?

Quanto sono digitali oggi le PMI italiane?

In questo periodo ci siamo chiesti: quanto sono digitali oggi le piccole e medie imprese italiane? Per capirlo, abbiamo messo insieme i dati di due fonti ufficiali: il report ISTAT "Imprese e ICT – Anno 2025", pubblicato a dicembre 2025, e il Digital Decade Country Report 2026 che la Commissione europea dedica all'Italia, utile per il confronto con gli altri Paesi dell'Unione.

La risposta breve è: più di quanto si pensi, ma meno di quanto servirebbe. Sulla digitalizzazione di base le PMI italiane hanno superato la media europea. Sull'intelligenza artificiale, sugli strumenti gestionali più evoluti e sulle competenze, invece, il ritardo resta evidente.

Prima di entrare nei numeri dobbiamo, però, fare una precisazione: l'indagine ISTAT riguarda le imprese con almeno 10 dipendenti. Le microimprese restano quindi fuori da queste statistiche, e il quadro che segue descrive le piccole e medie imprese in senso stretto.

 

I numeri chiave della digitalizzazione delle PMI italiane

La tabella riassume i principali indicatori del Digital Decade Country Report 2026, riferiti al 2025, mettendo a confronto l'Italia con la media europea.

Indicatore Italia Media UE
PMI con almeno un livello base di intensità digitale 79,5% 71,4%
Imprese che usano servizi cloud di livello intermedio o avanzato 68,1% 46,7%
Imprese che analizzano dati 42,7% 39,9%
Imprese che usano l'intelligenza artificiale 16,4% 20,0%
Specialisti ICT sul totale degli occupati 3,8% 5,0%
Popolazione con almeno competenze digitali di base 54,3% 60,4%

Sugli strumenti digitali di base e sulle infrastrutture, come il cloud, l'Italia è davanti alla media europea. Sugli indicatori che richiedono competenze specifiche e un cambiamento più profondo dei processi, come l'AI, resta indietro.

 

Dove le PMI italiane sono avanti rispetto all'Europa

La digitalizzazione di base supera la media UE

Per misurare la digitalizzazione delle imprese si usa l'indice di intensità digitale, che considera 12 attività digitali, dall'uso del cloud all'analisi dei dati. Un'impresa raggiunge il livello base quando ne svolge almeno 4. Nel 2025 lo ha raggiunto il 79,5% delle PMI italiane, contro una media europea del 71,4%.

In rete circola spesso un altro numero, l'88,3%, presentato come la quota di PMI digitalizzate. In realtà indica un'altra cosa: è il grado di raggiungimento dell'obiettivo europeo che chiede di portare il 90% delle PMI al livello base entro il 2030. In due anni la copertura di questo obiettivo è passata dal 68,1% del 2023 all'88,3% del 2025: un progresso concreto, ma il traguardo non è ancora raggiunto.

Tra le attività di base c'è anche il sito web, entrato nell'indice proprio nel 2025: oggi ne ha uno il 76,1% delle PMI. Detto in altri termini, quasi una PMI su quattro non ha ancora un sito.

Cloud e analisi dei dati

Il cloud è l'ambito in cui il vantaggio italiano è più netto. Il 68,1% delle imprese acquista servizi cloud di livello intermedio o avanzato, oltre venti punti sopra la media europea. Rispetto all'obiettivo UE 2030, che fissa la soglia al 75%, la copertura è salita dal 73,5% del 2023 al 90,7% del 2025.

Cresce in fretta anche l'analisi dei dati, svolta internamente o affidata all'esterno: in due anni le imprese che la praticano sono passate dal 26,6% al 42,7%. Tra le PMI la quota è del 41,9%, ma tra le grandi imprese sale all'83,6%. È un primo segnale di un tema che ritorna in quasi tutti gli indicatori più evoluti: la distanza tra piccole e grandi realtà.

 

Dove restiamo indietro

Intelligenza artificiale: cresce in fretta ma resta sotto la media UE

L'intelligenza artificiale è l'ambito che si muove più velocemente. Tra le imprese con almeno 10 dipendenti, quelle che la utilizzano sono passate dal 5,0% del 2023 all'8,2% del 2024, fino al 16,4% del 2025: in un solo anno la quota è raddoppiata. Eppure l'Italia resta sotto la media europea, che si attesta al 20%. La stessa Commissione europea osserva che la diffusione dell'AI cresce rapidamente ma resta al di sotto del suo potenziale, soprattutto nelle PMI.

Guardando a come viene usata, l'ambito più frequente è quello del marketing e delle vendite, seguito dall'organizzazione dei processi amministrativi e dalle attività di ricerca e innovazione. Tra le tecnologie più diffuse ci sono l'estrazione di informazioni dai testi (per il 70,8% delle imprese) e l'AI generativa (il 59,1%).

C'è però un segnale da non sottovalutare: nel 2025 un terzo delle imprese che usano l'AI non indica nessuno degli ambiti di utilizzo specifici previsti dall'indagine, e oltre l'80% di queste ha tra 10 e 49 addetti. Questo ci spinge a pensare che i dati siano il ritratto di un'adozione ancora sperimentale.

Gestionali e CRM: il divario con le grandi imprese

Anche sugli strumenti che organizzano il lavoro quotidiano la strada è lunga. I software gestionali sono usati dal 56,0% delle imprese, circa 7 punti in più rispetto al 2023. Ma tra le PMI solo il 48,8% utilizza un ERP, contro l'85,9% delle grandi imprese.

Il dato più significativo riguarda il CRM, lo strumento che raccoglie contatti, opportunità e relazioni con i clienti: lo usa appena il 21,1% delle PMI, contro il 56,5% delle grandi imprese. In quattro PMI su cinque, quindi, le informazioni commerciali vivono ancora tra fogli di calcolo, caselle email e la memoria delle persone. Un limite che pesa soprattutto quando bisogna capire quali contatti seguire per primi e come accompagnare gli altri nel tempo.

Competenze digitali e specialisti ICT

Il nodo più strutturale è quello delle competenze. In Italia gli specialisti ICT sono il 3,8% degli occupati, contro il 5,0% della media europea, una carenza che la Commissione europea definisce una debolezza strutturale del Paese. Anche le competenze digitali di base della popolazione sono sotto la media UE: le possiede il 54,3% degli italiani, contro il 60,4% europeo, con differenze legate all'età, al livello di istruzione e al territorio.

Per le imprese questo significa una cosa molto concreta: anche quando gli strumenti ci sono, spesso mancano le persone in grado di sfruttarli fino in fondo.

 

Piccole e grandi imprese: un divario che sull'AI si allarga

Quasi tutti gli indicatori mostrano una distanza tra piccole e grandi imprese, ma nel caso dell'intelligenza artificiale questa distanza non si riduce, ma cresce. Le PMI che usano l'AI sono passate dal 7,7% del 2024 al 15,7% del 2025. Nello stesso periodo le grandi imprese sono salite dal 32,5% al 53,1%.

Il risultato è che il divario tra le due categorie, che nel 2023 era di circa 20 punti percentuali, nel 2025 ha raggiunto i 37 punti. Le PMI accelerano, ma le grandi imprese accelerano di più, perché partono con più risorse, più dati strutturati e più competenze interne.

 

Cosa frena le PMI: gli ostacoli all'adozione dell'AI

L'indagine ISTAT chiede anche alle imprese che hanno valutato l'intelligenza artificiale, senza poi adottarla, quali siano stati i motivi. Le risposte più frequenti sono:

  • la mancanza di competenze adeguate (58,6%)
  • la scarsa chiarezza della normativa (47,3%)
  • l'indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari (45,2%)
  • le preoccupazioni per la privacy e la protezione dei dati (43,2%)
  • i costi elevati (43,0%)

Colpisce che al primo posto non ci siano i costi, ma le competenze. È lo stesso tema che emerge dal confronto europeo, e conferma quanto la formazione sull'AI sia diventata una priorità. Anche il secondo ostacolo, l'incertezza normativa, ha oggi riferimenti più chiari: ne abbiamo parlato nell'articolo dedicato a cosa prevede l'AI Act per le aziende.

 

Cosa significa per una PMI che vuole crescere nel digitale

I numeri raccontano un passaggio di fase. Per la maggior parte delle PMI italiane il problema non è più adottare i primi strumenti digitali: sito, cloud e servizi di base sono ormai diffusi. La sfida adesso è farli lavorare insieme e trasformarli in processi.

In concreto, i dati suggeriscono tre direzioni su cui concentrarsi:

  • Partire dai dati. La scarsa qualità dei dati è uno dei principali freni all'AI, e il basso utilizzo del CRM mostra quanto le informazioni aziendali siano ancora disperse. Ordinare i dati commerciali e operativi è il prerequisito di qualsiasi progetto più evoluto.
  • Investire sulle competenze. Gli strumenti da soli non bastano. Formare le persone che li useranno ogni giorno è ciò che fa la differenza tra un investimento che resta sulla carta e uno che produce risultati. Per sostenere questi percorsi esistono anche bandi e agevolazioni dedicati alla digitalizzazione.
  • Dare un obiettivo all'AI. Sperimentare è utile, ma i risultati arrivano quando l'intelligenza artificiale viene applicata a processi precisi. Per capire da dove cominciare può aiutare chiedersi quali processi aziendali conviene automatizzare.

 

Digitalizzazione delle PMI italiane: dalla base all'integrazione dei processi

La trasformazione digitale delle PMI italiane è a metà strada. Le fondamenta ci sono e, sotto diversi aspetti, sono più solide della media europea. Quello che manca è il passo successivo: collegare strumenti, dati e persone in processi che funzionano davvero, e usare l'intelligenza artificiale con obiettivi chiari. È su questo terreno che, nei prossimi anni, si misurerà la distanza tra le imprese che crescono e quelle che restano ferme.

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